Spagna? No, grazie.
13 AGO 20

Caro Foglio, dopo avere subìto, con estremo fastidio e irritazione, la fintissima vittoria dell’Argentina dei generali nel 1978, mi accingo ora a celebrare - con non meno fastidio - la vittoria della Spagna dei zapateri. Spero che i miei sentimenti siano condivisi da un buon numero di lettori e di italiani. Al diavolo i montalban, i catalani, i matrimoni gay, la nuova cucina, il suono sensuale della lingua, il flamenco, il re, la regina, l’insopprimibile – e del tutto nuovo - complesso di superiorità, la servile compiacenza del mondo intero che guarda a bocca aperta e si accoda all’ingiustificata ammirazione di tutto ciò che, anche solo vagamente, origina da quel mondo Io continuo a pensare della Spagna quello che si pensava di loro un tempo: lugubri, tetri, implacabili imperialisti ottenebrati dalla religione, vendicativi come i siculi, cattivi amministratori come i Borboni. E poi il divino Balzac, che diceva: “…. quell’uomo, brutto come uno spagnolo...”